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NON SPARARE

di Marcella Boccia

Non sparare
non mi piace questo gioco
Non sparare
sono solo una donna nata schiava
Non uccidere i miei sogni
sono solo una piccola donna che sogna
nella notte buia del suo burka
Non sparare
hai ucciso i miei figli
hai ucciso le mie sorelle
hai ucciso il mio sogno di liberta'
Non sparare
per l'amor di Dio, aspetta un istante
dimmi almeno il tuo nome western
e poi spara
ma per l'amor di Dio
non mirare al cuore
perche' non ho piu' un cuore
me l'hai spezzato uccidendo i miei figli
Allora spara
non puoi uccidermi due volte
e mira qui, al mio grembo
uccidi questo ultimo figlio
prima che possa guardarti negli occhi
mentre gli spari

 

 

 
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un ramo di mimosa (Acacia dealbata), fiore che in molte culture e' il simbolo della Festa della donna La Giornata Internazionale della Donna, comunemente pero' definita Festa della Donna e' un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed e' una festivita' internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non e' invece diffusa ovunque. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza e' andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche - se non soprattutto - da connotati di carattere commerciale e politico.

L'origine della festivita' e' controversa. Una possibilita' e' che la sua istituzione risalga al 1910 nel corso della II Conferenza dell'Internazionale Socialista svoltasi a Copenaghen nella Folkets Hus (Casa del popolo) chiamata poi "Ungdomshuset". Sarebbe di Clara Zetkin la proposta di dedicare questo giorno alle donne.

Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) sostengono tuttavia che non c'e' nessuna prova documentata a supportare questa ipotesi. Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. L'unica data certa e' l'8 marzo 1917 quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio). Le autrici citate ipotizzano che per rendere piu' universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferi' omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti d'America.

In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa.

In Italia e' molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave fatto di cronaca avvenuto negli Stati uniti. Questa storia fu elaborata dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda ma in Italia recentemente e' stata riportata come la vera origine della festa della donna dai telegiornali creando cosi' una "leggenda".

La versione "tradizionale" vuole che nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero prosegui' per diversi giorni finche' l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, blocco' tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.

L'incendio avvenne nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile.

 
 

 

 


 
 
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